di Marina “Morgatta” Savarese

Fonte: Biofabricate Report 2020

Bio” è dappertutto: nei detersivi, nei saponi, nei prodotti alimentari e pure nei vestiti. Una parola che è diventata un tormentone, un po’ come “sostenibile“, ma che racchiude significati importanti e sopratutto una varietà di definizioni che è opportuno tenere presenti per non fare di tutto il “bio” un fascio! 😉 Etimologicamente il termine deriva dal greco βίος ed è legato al concetto di vivere, di vita o di essere vivente. Ci sono almeno due ragioni perché un prodotto sia appellato come bio: o perché è “amico” degli esseri viventi, oppure perché deriva da essi. Lasciamo un attimo da parte quelli “amici” per fare il focus sui derivati. Quando entriamo nel mondo dei materiali cosidetti “bio” c’è da fare un’ulteriore differenziazione: BIOMATERIALE è un termine utilizzato per indicare materiali che hanno associazioni biologiche non specifiche, chiamate BIOMASSE (materiali di partenza che possono essere piante, alberi, alghe, organismi animali e pure microrganismi). Bio-materiale è un termine generico che racchiude poi tutti gli altri. E qui c’è bisogno di stare attenti perché le differenze ci sono…

BIO-BASED: I materiali biobased sono “totalmente o parzialmente (almeno il 50%) derivati dalla biomassa, come piante, alberi o animali“. Sono esclusi tutti quelli derivati da fonti fossili (niente petrolio o simili); questi materiali di partenza poi, possono essere trattati con procedimenti fisici, chimici o biologici.
Tra i materiali bio-based sono incluse, ad esempio, le fibre naturali come cotone, lana e seta, quelle cellulosiche artificiali come la viscosa; i
polimeri naturali (chitina, cheratina e caseina), le pelli animali e loro alternative.

BIO-FABRICATED: I materiali biofabbricati sono quelli prodotti da cellule viventi (es. Mammiferi) e microrganismi come batteri, lieviti e micelio.
Esempi di materiali biofabbricati includerebbero ingredienti biosintetici e biofabbricati fermentati e materiali bioassemblati (lo so, sembra una supercazzola, ma se mi seguite fino alla fine troviamo un filo logico).

INGREDIENTI BIO-FABBRICATI: Gli ingredienti biofabbricati sono elementi costitutivi prodotti da cellule viventi e microrganismi, ad es. proteine complesse come la seta o il collagene. Ovviamente così come sono non sono un gran che funzionali in termini tessili ed hanno bisogno di altre lavorazioni meccaniche o chimiche per creare una struttura che possa poi essere lavorata (ad esempio la seta ottenuta dalla fermentazione deve poi essere filata).

BIO-ASSEMBLED: Un materiale bioassemblato è una struttura su macroscala che è stata coltivata in laboratorio direttamente da microrganismi viventi come micelio o batteri. Gli esempi potrebbero includere alternative in pelle di micelio o cellulosa microbica. Qui un esempio concreto che può chiarire le idee.

BIOSYNTHETIC: I biosintetici sono materiali polimerici sintetici costituiti, in tutto o in parte, da composti bio-derivati (le famose bio masse di cui sopra) e/o processati da un microrganismo vivente (tramite fermentazione per esempio). La BIO SINTESI è il processo tramite il quale un organismo biologico vivente o una cellula trasforma molecole semplici in molecole complesse. La bio sintesi in natura avviene continuamente (e qui dovremmo andare a recuperare le lezioni di chimica del liceo 😉 )

I bio-materiali, quando rientrano nell’ambito moda/tessile, vengono anche identificati con il termine BIOFABRICATION, ovvero fabbricazione di materiali da parte di organismi viventi. Sono quelli che sentiamo nominare spesso come tessuti derivati da batteri, lieviti, alghe, micelio attraverso processi come la fermentazione. (Ora chi si è avvicinato al mondo del kefir, kombucha o delle fermentazioni in generale sa si cosa stiamo parlando). Praticamente un microrganismo o una “fabbrica” di cellule viventi, produce un ingrediente o un materiale, ma l’organismo o la cellula stessa non è destinata a far parte del prodotto finale. Ad esempio il Microsilk, progettato da DNA spider, lievito e acqua, è una seta di ragno sintetica, elastica e morbida. Da una recente sperimentazione, invece, è uscito fuori anche MyloTM, un materiale simile alla pelle realizzato con micelio, la radice batterica dei funghi. Il micelio viene coltivato e monitorato nei laboratori, evitando l’allevamento del bestiame, gli sprechi di materiale e i gas serra dispersi nell’aria per produrre pelle.

Foto dal profilo BioFabricate

E’ tutto un gioco di processi e lavorazioni, sperimentazioni e test sulla possibilità concreta di utilizzare una risorsa veramente rinnovabile e potenzialmente BIODEGRADABILE (“ovvero in grado di dissolversi negli elementi chimici che li compongono grazie all’azione di agenti biologici come batteri, piante, animali e altri componenti fisici fra i quali il sole e l’acqua, in condizioni ambientali naturali“). Le applicazioni di questi materiali innovativi spaziano dal design all’architettura, dal packaging agli imballaggi fino ai mobili e ai pannelli isolanti. Le alternative sono molte, così come le sperimentazioni che si stanno facendo per rendere queste soluzioni riproducibili non su scala immensa, ma almeno in quantità sufficienti per essere davvero un’alternativa all’uso e abuso di materie prime naturali che iniziano a scarseggiare!

Già da queste poche righe sembra chiaro che quando vediamo la dicitura “bio” può voler dire tutto e niente; in ogni caso sempre meglio approfondire 😉 Per oggi vi faccio assimilare le definizioni. Prossimamente torno con specifiche ravvicinate sui vari tipi di materiali realmente brevettati e che stanno vedendo applicazioni in ambito moda.