Brand in focus è un ciclo di interviste realizzate per noi da Dress ECOde, che ogni mese incontrerà i brand della community di Sfashion-net per scoprire le loro storie.

Per la seconda intervista Arianna si è fatta raccontare da Elisa la storia di Bananamama.

Ciao Elisa, ci sono piaciuti molto gli abiti che crei, quale tipo di capi hai deciso di realizzare?
“Con la mia piccola micro-impresa mi sono concentrata sul realizzare abiti dal taglio basic che con piccoli accorgimenti possono essere utilizzati per periodi più lunghi rispetto ai classici vestiti dal fitting usa-e-getta”.

Bananamama sceglie con molta attenzione i tessuti, abbiamo visto che sono biologici certificati GOTS. Com’è nato il tuo brand e perché questa scelta?
“Bananamama nasce dall’unione di due esigenze: quella di divertirmi e quella di creare per la mia ‘lil monkey’ (ossia mia figlia!) abiti che non fossero troppo rosa-cuore-amore e scintillii, ma neanche che la facessero apparire una ‘piccola donna’.

La mia passione verso la macchina da cucire ha probabilmente avuto inizio quando da bambina giocavo a Giralamoda (fantastico gioco anni ’80 per creare disegni di modelli e abbinare vestiti) e schifavo i pattern coi fiori.
Ho iniziato con il cotone biologico certificato GOTS per semplice esigenza, non è stata una scelta dettata da etica ecologista o altro. Mia figlia aveva la dermatite, non si trovava una soluzione. Erano i tessuti. E allora in maniera molto normale, come farebbe ognuno di noi, mi sono messa a far ricerca. Sul sito di Greenpeace ho trovato degli studi scientifici legati ai coloranti industriali e alle componenti di alcune fibre sintetiche che rilasciano sostanze nocive sulla pelle. I marchi di abbigliamento per bambini coinvolti in uso di sostanze nocive mi hanno lasciata completamente disarmata…

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